Trading in opzioni: Posizioni Fondamentali

Nell’ultimo articolo vi ho spiegato cosa sono le opzioni, quali sono i principali fattori da prendere in considerazione e le operazioni che è possibile fare. In questo articolo cerchiamo di capire quali sono le operazioni fondamentali che si possono fare con questri strumenti.

Per iniziare vi ricordo che le opzioni si posso acquistare (posizione lunga: long), come fossero delle azioni, e si possono anche vendere allo scoperto (posizione corta: short), cioè senza averle prima acquistate.

Le 4 posizioni fondamentali sono quindi:

Rialziste:

  • Acquisto Call (grafico a)
  • Vendita Put (allo scoperto) (grafico d)

Ribassiste:

  • Vendita Call (allo scoperto) (grafico b)
  • Acquisto Put (grafico c)

Nei grafici sottostanti possiamo vedere sull’asse verticale (y) il valore della nostra posizione a scadenza in basse al valore del sottostante riportato sull’asse orizzontale (x).

a) Operazione in acquisto di call: la nostra opzione non varrà nulla a scadenza se la quotazione del sottostante (asse x) è inferiore allo strike, indicato con K nel grafico. Quindi in questo caso, alla scadenza, l’opzione perderà tutto il suo valore e subiremo una perdita pari al premio pagato per l’acquisto della stessa. Se invece la quotazione del sottostante supera lo strike, la call aumenterà il suo valore in maniera direttamente proporzionale all’aumento della quota del sottostante. Quindi la possibilità di guadagno con l’acquisto di call è virtualmente infinita, il guadagno aumenta più sale il sottostane, mentre la possibilità di perdita massima è fissa ed è pari al premio pagato per l’acquisto del contratto.

Esempio:

Strike=30, Sottostante alla scadenza=50, premio=5

Guadagno: 50-30-5= 15

b) Operazione di vendita allo scoperto di call: Questa posizione ci da gli effetti opposti all’acquisto di call. Guadagneremo solo nel caso in cui il sottostante quoti meno dello strike e il guadagno massimo è fisso, cioè pari al premio incassato alla vendita. La perdita è invece è illimitata, ed è direttamente proporzionale all’aumento del valore del sottostante oltre lo strike.

c) Operazione di acquisto di put: è la corrispondente inversa dell’acquisto di call. Cioè la nostra opzione a scadenza non varrà nulla se il sottostante ha un valore superiore al prezzo di strike, mentre i guadagni saliranno in maniera direttamente proporzionale alla discesa del sottostante. La perdita massima è sempre pari al premio pagato per l’acquisto, mentre il guadagno massimo è pari al prezzo di strike (non è virtualmente infinita perchè le quotazioni non possono andare sotto lo zero).

Esempio:

Strike=30, Sottostante=10, Premio=5

Guadagno: 30-10-5= 15

d) Operazione di vendita allo scoperto di put: corrispondente inversa della vendita allo scoperto di call. La posizione sarà positiva solo se la quotazione del sottostante è superiore allo strike ed in questo caso guadagneremo solo il premio incassato al momento di vendita dell’opzione. Nel caso in cui il sottostante scenda sotto il valore di strike inizieremo a perdere in modo proporzionale alla discesa del sottostante.

Nelle operazioni di vendita allo scoperto non si compie un vero e proprio investimento, in quanto non si acquista nulla. La propria banca ha l’obbligo di richiedere un margine, cioè un capitale per garantire disponibilità nel caso di perdita.

Leggendo questo articolo i meno esperti penseranno che vendere call è rischiosissimo, mentre comprare call è straordinario in quanto permettono, con un rischio di perdita fisso, la possibilità di un guadagno illimitato.

Ma se vi dicessi che l’80% delle opzioni vendute alla scandeza non vale nulla? In realtà le posizioni migliori si “costruiscono” combinando più opzioni differenti e queste posizioni complesse le vedremo nel prossimo articolo!

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