Trading in OPZIONI: Le Basi

Dopo il discorso introduttivo sui vari strumenti derivati, fatto nello scorso articolo che puoi trovare nella categoria “Derivati”, passiamo ora ad approfondire le OPZIONI. Questi strumenti sono a me molto graditi in quanto mi permettono di creare delle posizioni complesse che mi consentono di adattarmi perfettamente alle situazioni di mercato in cui mi trovo. Con le opzioni infatti è possibile guadagnare sia con mercato rialzista, sia con mercato ribassista e anche con mercato laterali, in ogni condizione di mercato!

In questo primo articolo vediamo di definire nel modo più semplice posibile cos’è un’ opzione e quali sono le caratteristiche di questi strumenti.

Un’opzione è un contratto tra un venditore (option writing) e un acquirente (option buying). Esistono due tipi di opzione: call e put.

Il venditore di opzioni call, attraverso il contratto, si impegna a vendere un determinato bene (sottostante), ad una determinata data (data di scadenza) ed a un determinato prezzo (strike), se l’acquirente lo vorrà.

Colui che compra l’opzione non è quindi obbligato ad esercitarla, se per lui è sconveniente può non esercitarla. Ovviamente l’acquirente eserciterà l’opzione solo se facendolo avrà dei vantaggi, mentre il venditore deve sempre accettare la decisione dell’acquirente. Il venditore però al momento della stipula del contratto si fa pagare un prezzo (premio) per stipularlo.

Possiamo paragonare il contratto opzione a un contratto assicurativo. L’assicurazione si fa pagare un premio per garantire un rimborso in caso di incidente, il venditore si fa pagare un premio per garantire al compratore la possibilità di comprare un bene ad un determinato prezzo fisso, ad una determinata data.

Il venditore di opzioni put si impegna a comprare un determinato bene (sottostante), ad una determinata data (data di scadenza) ed a un determinato prezzo (strike), se l’acquirente lo vorrà.

Quando parliamo di opzioni su indici azionari, intendiamo che il sottostante è l’indice stesso. Ad esempio un’ opzione su indice FTSE MIB significa che avrà come sottostante l’indice FTSE MIB.

Le opzioni su indici e azioni che usiamo noi sono scambiate su mercati controllati, non dobbiamo cercare una controparte per stipulare un contatto. I contratti sono standard e ogni opzione disponibile è quotata secondo il proprio premio. Il premio varia in base al valore del sottostante, al prezzo di strike e alla data di scadenza. Acquistare un’ opzione call con uno strike più vicino al sottostante costerà di più che un’ opzione con strike più lontano, in quanto è più facile che l’indice vada sopra (sotto per le put) allo strike e quindi sia vantaggioso per l’acquirente esercitarla.  Acquistare una opzione con una data di scadenza più lontana costerà di più che un opzione con data di scadenza più vicina, perchè  ci sarà più tempo per vedere il sottostante andare sopra (sotto per le put) al valore di strike.

Ricapitoliamo le caratteristiche principali delle opzioni:

  • Sottostante
  • Strike
  • Scadenza
  • Premio

Esistono inoltre 2 tipi di opzioni:

  • Americane
  • Europee

Le opzioni americane sono esercitabili in qualsiasi momento; l’acquirente quando vuole può quindi esercitarle e, in caso di call, farsi consegnare il sottostante immediatamente al prezzo di strike. Le opzioni americane sono solitamente quelle che hanno come sottostante titoli azionari o futures.

Le opzioni europee sono esercitabili solo alla scandeza; l’acquirente di un opzione call può farsi consegnare il sottostante solo alla data di scadenza e non prima. Le opzioni europee sono solitamente quelle che hanno come sottostante indici, come le opzioni sul FTSE MIB o DAX.

Dopo la data di scadenza i contratti non sono più validi e, se non esercitati, il venditore guadagna il premio pagato al momento dell’acquisto.

Le opzioni quotate che hanno come sottostante il FTSE MIB si possono trovare qui: http://www.borsaitaliana.it/borsa/quotazioni/derivati/ftse-mib-options/lista.html

divise per data di scadenza e strike.

Prendiamo ora un opzione come esempio, per capire meglio come può cambiare il premio in base ai fattori che la compongono.

Consideriamo l’opzione call con sottostante il FTSE MIB, strike 24 000 e con data di scadenza 20/11/2009:

L’opzione quota 126 punti. Significa che chi vuole vendere le opzioni le vende a 126 punti che è il premio dell’opzione. Il sottostante attualmente è a 23 400, quindi se noi compriamo questa opzione la eserciteremo solo se il sottostante alla data di scadenza (20/11/2009) sarà sopra i 24 000 punti, ad esempio 24 500. Perchè? Perchè noi possiamo comprare l’indice a 24 000 esercitando l’opzione e rivenderlo immediatamente sul mercato a 24 500, guadagnando così 500 punti, dai quali dobbiamo togliere però la spesa del premio, pari a 126 punti, ricavano alla fine 374 punti. Se invece alla scadenza l’indice dovesse quotare 23 500 non sarebbe conveniente esercitare l’opzione in quanto dovremmo comprare il sottostante a 24 000 per rivenderlo a 23 500, perdendo 500 punti e in più dobbiamo anche aggiugnere il premio pagato per comprare l’opzione, arrivando così ad una perdita di 625 punti. Quindi conviene non esercitare l’opzione e perdere solo i 126 punti del premio pagato.

Con le opzioni che hanno come sottostante azioni o futures, in caso di esercizio, il sottostante viene consegnato fisicamente, mentre per le opzioni che hanno come sottostante indici non viene consegnato il sottostante, ma la differenza tra il valore del sottostante e lo strike. In questo secondo caso le opzioni vengono esercitate automaticamente dalla banca quando è conveniente farlo.

Se compriamo le opzioni possiamo anche rivenderle in ogni momento, senza aspettare la scadenza. Riprendiamo l’esempio precedente: Abbiamo al nostra opzioni CALL sul FTSE MIB con strike 24 000 e scadenza 20 novembre. L’indice, che al momento dell’acquisto era a 23 400, ora quota 24 000. La nostra opzione è scambiata sul mercato ad un premio più alto; se noi volessimo venderla, potremmo farlo probabilmente a 700 punti, guadagnando cosi (700-126) 574 punti.

Inoltre non necessariamente dobbiamo comprare l’opzione call, possiamo anche essere noi i venditori. Sempre considerando l’opzione CALL precedente, se pensiamo che il mercato scenderà entro il 20 novembre, possiamo vendere l’opzione a 126 punti, e se il mercato non salirà sopra lo strike che è 24 000 noi guadagneremo il premio incassato al momento della vendita. Se invece però l’indice salirà sopra i 24 000 e arriverà ad esempio a 24 500, perderemo la differenza tra 24 500 e lo strike (24 000), quindi 500 punti.

Tutto questo discorso vale ribaltato per le put.

Vi rimando al prossimo articolo per vedere le posizioni principali e quelle più complesse che possiamo creare con questi strumenti!

One Comment on "Trading in OPZIONI: Le Basi"

  1. fabigira scrive:

    Molto interessante, ho sempre usato i futures negli ultimi 10 anni, ma mi fa molto piacere riapprofondire le opzioni, che mi sembrano assomiglino un po ai dont e ai put che usano all’inizio degli anni 90′ comprandole telefonicamente in banca, Marco, per caso esistono delle opzioni tipo gli stellage degli anni 90′ che offrivano l’opportunità di vendere o acquistare ad un determinato prezzo un titolo entro la scadenza prefissata guadagnando sia al ribasso che al rialzo, ovviamente costavano circa il doppio dei dont e put, grazie per l’eventuale risposta.

    P.S. Probabilmente gli stellage dell’epoca pensandoci bene, oggi basta comprare un put e un call e si ottiene la stessa cosa, curiosissimo e impaziente di imparare e leggere il prosieguo del tuo articolo

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